Acclimatazione: i primi 10 giorni delle piante da spedizione
Le nuove Sonerila e Begonia arrivano lunedì. Cosa fare e — soprattutto — cosa NON fare nei primi dieci giorni: niente rinvasi, niente fertilizzanti, solo umidità costante e luce indiretta.
Una pianta che viaggia passa due o tre giorni al buio, dentro una scatola, senza traspirare e con la temperatura che fa quello che vuole. Quando la apri non stai guardando una pianta in salute: stai guardando una pianta che ha appena smesso di essere in apnea. Tutto quello che fai nei dieci giorni successivi decide se recupera in fretta o se ci mette due mesi.
La regola che riassume tutto: nei primi dieci giorni non si migliora niente. Si lascia stare.
Il primo giorno apri la scatola e basta. Togli la velina, controlla che non ci siano foglie marcescenti a contatto con altre, e metti la pianta dove starà. Luce indiretta, lontano da termosifoni e da correnti. Non annaffiare subito: infila un dito nel substrato e senti. Nove volte su dieci è già umido, perché l'ho spedito umido apposta.
Cosa NON fare, in ordine di quanto danno provoca.
Non rinvasare. È l'errore più comune e il più costoso. Le radici sono l'organo che ha sofferto di più durante il viaggio, e rinvasare significa romperle di nuovo mentre la pianta non ha ancora energie per ricostruirle. Il vaso in cui arriva va benissimo per almeno un mese. Se il vaso ti sembra brutto, mettilo dentro un coprivaso.
Non concimare. Un apparato radicale stressato assorbe male, e il fertilizzante che resta nel substrato aumenta la salinità e brucia le punte. Il primo concime si dà quando vedi una foglia nuova, non prima.
Non spostare la pianta cercando il posto perfetto. Ogni spostamento è un nuovo adattamento di luce da rifare. Scegli un posto decente il primo giorno e lascialo lì.
Non tagliare le foglie che sembrano rovinate. Anche una foglia mezza gialla sta ancora facendo fotosintesi e mandando zuccheri alle radici. Si toglie solo quando è secca del tutto o quando marcisce.
Cosa fare, invece
tenere l'umidità costante. Le tropicali da sottobosco arrivano da un ambiente in cui l'aria sta fra il 70 e l'85 per cento, e in casa d'inverno siamo al 35. Una campana di vetro, un sacchetto trasparente tenuto aperto in alto, o semplicemente il gruppo di piante messe vicine fanno una differenza enorme. L'importante è che ci sia un po' d'aria che circola, altrimenti l'umidità alta diventa muffa.
Cosa aspettarsi, giorno per giorno
Nei primi tre giorni può capitare che una o due foglie basse ingialliscano: è normale, la pianta sta riassorbendo quello che può da quelle vecchie. Fra il quinto e il settimo giorno il turgore torna, cioè le foglie smettono di sembrare stanche. Fra il decimo e il quindicesimo dovresti vedere il primo movimento nuovo: una punta, una foglia arrotolata che si prepara ad aprirsi.
Quando invece bisogna preoccuparsi
se il fusto alla base diventa molle e scuro, quello è marciume ed è l'unica emergenza vera. Si toglie la pianta dal vaso, si taglia sopra la parte molle con una lama pulita e si fa radicare di nuovo. Se le foglie diventano trasparenti e appiccicose stai annaffiando troppo. Se i bordi diventano marroni e secchi l'aria è troppo asciutta.
Dopo dieci giorni puoi ricominciare a comportarti normalmente: rinvasare se serve, concimare a metà dose, spostare la pianta nella posizione definitiva. Ma spostati per gradi, una cosa per volta, così se qualcosa va storto sai cos'è stato.